Gentili lettori, pubblichiamo volentieri un racconto di Tommaso Maiorelli, intitolato “La Grande Impresa”. Buona lettura.

10 Marzo 2010 by Alessandra Vettori

La Grande Impresa

Ovvero Una rapsodia quotidiana

Aspettava da anni la Grande Impresa. Sì, insomma, quelle azioni, che da semplici atti incolori, divengono invece colorite gesta degne di essere celebrate negli annali o d’essere, per lo meno, citate su qualche quotidiano.

Che gusto c’è nel dare un valore agli sforzi quotidiani, simili l’uno all’altro, resi anzi identici una volta perduti nell’oblio del ripetersi. Certamente, qualcuno compie le medesime cose tutti i giorni con consapevolezza, convinto che il coraggio, quello vero, abiti nella fermezza di chi rifiuta, pur ripetendosi, questo oblio. Ma vogliamo mettere con la novità del nuovo, con la straordinarietà di ciò che ordinario non è? Napoleone forse faceva fisso, la mano destra dentro la giacca, la stessa cosa tutti i giorni? No davvero! Un giorno invadeva qualche città, un altro doveva occuparsi di tornare in patria vincitore o tutt’al più, qualche altra volta si faceva sconfiggere sul campo di battaglia, ma di certo mai si sarebbe abbassato a far la stessa cosa per più di un giorno.

Cosimo aveva grande stima di Napoleone. Meditava perciò nella mediocrità tacito attendendo, una qualche impresa eccezionale tale che, se anche non fosse stata poi così eccezionale e seppure non si fosse nemmeno trattata di un’impresa, questa comunque si sarebbe imposta diafana nello scorrer grigio della sua vita.

Fai per mesi, anni, il tuo dovere e nessuno se ne ricorderà. Solitamente sua moglie, infermiera, recandosi al lavoro, gli lasciava da rifare il letto e da rigovernare la cucina con i piatti della sera prima.

Basta però dimenticare una volta sola il proprio dovere e per sempre ci si ricorderà di quella mancanza. Quindi lui se la prendeva con calma, cincischiando, in nulla eccellendo e aspettava da anni la Grande Impresa.

Quella mattina, prima di andare a lavorare, annaffiò il ciclamino che stava sul tavolo di cucina.

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Intermezzo

Diceva un piccolo principe che “l’essenziale è invisibile agli occhi”. Ecco che cosa non coglie inconsapevole l’uomo d’oggi giorno: l’essenza. E’ sì abile nello scorgere l’utilità insolita delle cose,

sottilissimo nell’attribuire nuovi valori agli oggetti che lo circondano, ma incapace di farne senza, ha perso di vista una cosa soltanto: l’essenza. Subito così una pianta diviene un ottimo soprammobile, una parte dell’arredamento, un cuscino diventa sedia, una sedia un’opera d’arte.

La pianta soprammobile, appunto adesso sopra un mobile, fa pendant con il copridivano, dà tutta un’altra rilevanza alla carta da parati, ma nessuno si sogna di chiedersi la pianta che cosa sia, quale grande verità debba rivelare al mondo con il suo esserci: il ciclamino cresce, fiorisce e muore, inascoltato sopra un tavolo.

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Dopo il lavoro, di solito faceva la spesa, ma non la faceva come le persone la fanno di solito.

Ogni gesto era misurato, ogni movimento una preparazione. Il supermercato era il luogo dove si doveva consumare la Grande Impresa.

Sperava sempre silenzioso che una qualche vecchia signora fosse scippata della borsa o che, fuori dal parcheggio, qualche macchina stesse per investire “casualmente” un passante. Cosimo si sarebbe trovato lì e avrebbe sventato la minaccia nell’ammirazione collettiva. Chissà come l’avrebbe stimato la moglie ora al lavoro, per la quale bastava dimenticarsi d’un semplice compito domestico per divenire oggetto d’ira e di rimprovero. L’aveva conosciuta mentre comprava l’orzata.

Aveva letto su un libro che Napoleone era ghiotto di orzata. A lui, Cosimo, non piaceva affatto, ma la beveva comunque, tronfio nella contentezza dell’emulo. A forza di berla s’era convinto che nemmeno a Napoleone piacesse e che lui pure, il piccolo caporale, la mandasse giù poiché trovava nell’orzata qualche liquida virtù.

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Finale: Allegro ma non troppo

Uno sparo e nulla più.

Il rapinatore gli era davanti, strattonando la cassiera e chiedendo il contante.

I clienti del supermercato erano tutti a terra distesi.

Cosimo serrò la mano dentro la giacca e gli fu addosso. Ora il rapinatore era a terra disteso con le altre persone, privo di sensi.

Fu tutta una folla attorno a Cosimo. Si alzò fra i corpi che addosso adesso gli si stringevano in uno strepitio serrato. Sorrise a facce di persone sconosciute, superbo, con la mano dentro la giacca.

Poi rimase accigliato: aveva compiuto una Grande Impresa.

Ma quella mattina non aveva rifatto il letto. Né lavato i piatti.

Tommaso Maiorelli

Per commenti:

E-mail: maiorellitommaso@alice.it

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One Response to “Gentili lettori, pubblichiamo volentieri un racconto di Tommaso Maiorelli, intitolato “La Grande Impresa”. Buona lettura.”

  1. wwas

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