Riflessione filosofico-poetica dell’amica Serenella Masi

Cara Serenella, quando scrivi le tue parole arrivano al cuore e, se mi posso permettere, sembrano scolpire l’aria. Scrivi, ti prego, non smettere mai di scrivere.

Intanto io ai lettori del blog, presentar voglio questa lettera tua. Con stima e rispetto, all’anima di Apollonio di Tiana.

Cara, carissima Ale,

rispondo subito al tuo primo messaggio in attesa di ricevere l’altro. Ti immagino seduta al tuo computer, intenta a comporre il tuo articolo e ho quasi paura di disturbarti, interrompere la quiete in cui prende corpo il tuo lavoro. Nel cuore mi risuonano le parole che hai scritto:così affettuose e sincere, chiare e lucenti come  limpida sorgente. Sai che io tengo tanto alla tua amicizia, alla tua stima, perché stimo la tua intelligenza, il tuo essere sensibile, la tua scrittura che fiorisce nelle pagine con il sorriso argentino di un fanciullo. Il tuo filosofeggiare, come  lo chiami, è espressione di un animo nobile, che non ha perso la purezza di un’età fanciulla e mi fa tornare in mente di quando anch’io, ragazzina, manichea come te, incapace di mediare tra le contraddizioni e le malvagità di una vita in salita, mi rifugiavo nei miei sogni, nei miei studi che, guarda caso, avevano proprio a che fare con la filosofia. E’ questa la materia che poi ho scelto di studiare negli anni dell’università, ricercando in lei il conforto e l’evasione da una realtà nella quale tante volte non mi riconoscevo. Ero solitaria e sognatrice e, come il tuo Silvano, avrei voluto anch’io andare per boschi e distendermi lungo le sponde fresche di un rivo serpeggiante, restando per sempre lontano, lontano. La tenebra e la luce, la scala degli angeli che sale al cielo, … ma subito, mi ritraevo, ombrosa,  diffidente, perché mi pareva che la tenebra prevalesse sulla luce, oscurandola e che la scala degli angeli si interrompesse prima di raggiungere il cielo. Eppure, nel mio ritrarmi, non smettevo mai di vedere, nell’altro, l’amico che cercavo, un battito di ciglia, un palpito leggero che comunicasse empatia, la corrispondenza di un comune sentire. Non è stato facile affrontare il mondo con questo bagaglio di fiduciosa ingenuità ma, come un tappo di sughero che ostinatamente galleggia, ho provato a superare scogli e gorgoni, sirene e giganti, sigillandomi dentro le mie ferite. Mi è rimasto l’animo fanciullo e con quello la convinzione che la malvagità degli altri, l’ invidia, che come scriveva Voltaire, è il peccato capitale, la stupidità e la inettitudine la volontà di usare sugli altri quel potere diabolico, che come tu magistralmente scrivi, porta i malvagi a credersi onnipotenti, nulla possono alla fine contro la purezza di un ideale, la forza adamantina di chi non ha fatto del male e agisce nel giusto, con rettitudine e senso di onore. In fin dei conti  io credo che la stupidità conduca ad essere malvagi, la stupidità di voler ridurre al proprio piccolo orizzonte meschino un universo che non ha confini. Poveri coloro che non riescono a trovare nella loro povera mediocre esistenza un’ occasione di serenità, un motivo di soddisfazione, un interesse sincero; che la stupidità  sterile porta a invidiare e a macerarsi nell’invidia. Opponi loro la forza del tuo sorriso, della tua limpida intelligenza. Chi scrive pagine belle come le tue, chi ha ricevuto come te il dono divino della parola, è forte e inattaccabile, può far sì che quel mondo di rancori e di meschina ipocrisia  rovini addosso ai suoi meschini artefici, seppellendoli tra un cumulo di macerie.

Un abbraccio forte, da amica,

SERE

Raffigurazione su moneta di Apollonio di Tiana


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